Coraggio Salerno, idee e proposte della seconda Assemblea pubblica

Coraggio Salerno, idee e proposte della seconda Assemblea pubblica

La seconda assemblea pubblica di Coraggio Salerno mette i primi punti fermi sulla strategia del movimento, pronto a strutturarsi per un progetto politico che guarda alle prossime elezioni amministrative, ma con un orizzonte temporale ben più lontano.

L’idea di fondo rimane quella di uno strumento partecipativo “orizzontale”, rigorosamente non verticistico: ma l’assemblea ha condiviso la necessità di dar vita ad un coordinamento che faciliti i rapporti con l’esterno. “Ci rifletteremo bene tutti insieme – commenta Lucia Capriglione, portavoce del movimento – per poi decidere. Purtroppo l’incombenza delle amministrative sollecita decisioni rapide”.

In assemblea è emersa una decisa e convinta avversione a qualunque confronto con la classe politica protagonista della scena in questi anni: preponderante l’idea di voler rappresentare un vero cambiamento, una inversione di rotta, nel modo di approcciarsi e di decidere. Difficile insomma immaginare tavoli di confronto: “E’ un problema innanzitutto di metodo – spiega ancora Lucia Capriglione – sedersi a tavolino per decidere, è un modo di fare antico che snaturerebbe il punto di partenza e il valore fondante del manifesto valoriale di Coraggio, che è quello di decidere tutti insieme”. Probabile la definizione di una lista autonoma per le prossime amministrative.

Ieri, on line, i cinque gruppi di lavoro hanno relazionato sul lavoro fatto, illustrando idee e progetti. Alberto Gentile, del gruppo “La città che cura” ha stigmatizzato l’attuale sistema sanitario ospedale-centrico: “Bisogna rivisitarlo: oggi è troppo sbilanciato in favore del privato accreditato. Bisogna avvicinare la sanità ai cittadini e puntare sulla medicina territoriale, attraverso una Consulta popolare per il monitoraggio e l’ascolto dei cittadini, che coinvolga anche le realtà associative già impegnate sul fronte assistenziale. Un’idea in verità già concretizzatasi in una proposta, rimasta però lettera morta e che Coraggio riproporrà al primo cittadino, Enzo Napoli. Accanto alla Consulta, anche l’idea di istituire “case della salute” nei quartieri, centri assistenziali poliambulatoriali, sul modello di quello di Pastena.

Il gruppo Città aperta (rappresentato da Giovanni Meriani) ha proposto l’istituzione di una biblioteca civica “degna di questo nome”, supportata da un sistema di “near library” e infopoint nei quartieri per promuovere l’accesso ai materiali. Critiche anche sulla gestione del Teatro Verdi: “Si investono ogni anno ingenti risorse – ha detto Meriani – ma il Teatro massimo cittadino non ha personale: orchestra, coro, maestranze non sono assunte e vengono retribuite “a chiamata”, e questo è inaccettabile. Bisogna ripensare l’intera gestione, andando oltre la sola stagione sinfonica, per un programma più completo e articolato che comprenda una stabilizzazione delle maestranze”.

Giulio Condorelli, de “La città che respira” ha invece stigmatizzato i problemi ambientali, dall’inquinamento dell’aria a quello marino, dal sistema fognario ai fiumi interrati (“sono ben 29 in città – ha detto – ma il 99% della cittadini non li conosce”) immaginando una maggiore ciclabilità e una mobilità sostenibile, e “stop immediato al consumo di suolo, con il blocco di tutte le concessioni edilizie”.

Il gruppo de “La città che cresce” (ha relazionato Dario Pellegrino) ha invece auspicato un progetto di sviluppo della città che tenga assieme turismo, cultura e commercio “che oggi sembrano muoversi autonomamente – ha detto – e avulsi da un disegno strategico coordinato”.

Infine “La città che decide”, il cui sunto delle attività svolte è stato affidato proprio a Lucia Capriglione, che ha rimarcato il “Valore fondamentale della partecipazione, per coinvolgere la cittadinanza, ascoltarla e co-progettare insieme”.

A margine dei lavori, l’assemblea ha deciso di sottoscrivere una nota del Gruppo Deep Democrazia e Partecipazione (presente in Assemblea) in merito al futuro utilizzo del Palazzo del Tribunale di Salerno, liberato col trasferimento degli uffici alla nuova Cittadella giudiziaria. “L’importanza del palazzo – si legge nella nota – richiede che la sua destinazione venga valutata in tutti i suoi aspetti nel corso di una assemblea pubblica”.

“Mentre in molte città italiane si discute del riuso in chiave di sviluppo culturale e sociale dei beni pubblici, a Salerno assistiamo da anni ad una dissennata cessione dei beni comuni oggetto di private speculazioni edilizie, come l’omologo Palazzo delle Poste oggi condominio di lusso, l’ex Marzotto, il palazzo di via Rafastia, che ha ospitato gli uffici della Procura della Repubblica e altri beni della comunità”.

“Le associazioni salernitane – conclude la nota – non intendono assistere passivamente e chiedono che abbia fine il metodo familistico con cui queste proposte vengono costruite e comunicate: non accettiamo più che la città continui ad essere merce di scambio, svenduta a privati”.

(Articolo pubblicato su Il Quotidiano del Sud dell’11 gennaio 2021)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: