Ex Tribunale, tredici consiglieri chiedono il vincolo urbanistico

Ex Tribunale, tredici consiglieri chiedono il vincolo urbanistico

Tredici consiglieri comunali – ben oltre la soglia minima prevista dalla legge: un quinto dei consiglieri – chiedono la convocazione di un Consiglio comunale per vincolare la destinazione d’uso dell’ex Tribunale ed impedirne quindi un uso speculativo o privatistico.
La richiesta è stata sottoscritta dai consiglieri Giovanni Lambiase, Giuseppe Ventura, Rosa Scannapieco, Antonio Fiore (questi ultimi due, peraltro, in maggioranza), Dante Santoro, Domenico Mazzeo, Roberto Celano, Ciro Russomando, Corrado Naddeo, Donato Pessolano, Antonio D’Alessio, Pietro Stasi e Leonardo Gallo, quest’ultimo tra i promotori dell’iniziativa che, come detto, trova consensi anche nella maggioranza. È stato lui, per espresso mandato dei sottoscrittori, ad inviare materialmente la Pec, già agli atti del Comune.
Leonardo Gallo: cosa chiedete, in particolare con questo ordine del giorno?
“È una richiesta che abbiamo fatto ai sensi del Tuel, il Testo Unico degli Enti Locali, e del Regolamento per le adunanze consiliari del Comune di Salerno: abbiamo chiesto che il Consiglio comunale si adoperi urgentemente per approvare una deliberazione che definisca l’uso esclusivamente pubblico dell’ex Tribunale di Salerno”.
Cosa accadrà ora, a seguito di questa vostra richiesta?
“Abbiamo superato abbondantemente il numero minimo di consiglieri fissato dalla Legge, dallo Statuto comunale e dal Regolamento per le adunanze consiliari del Comune di Salerno: ora si dovrà convocare il Consiglio entro venti giorni. Si discute se, entro questo termine, si debba procedere alla sola convocazione o invece entro venti giorni il Consiglio debba pure riunirsi. Una interpretazione ministeriale propende per questa seconda ipotesi: ma cambia poco, il nostro obiettivo è che il Consiglio si pronunci. Speriamo però che non si faccia come altre volte, con convocazioni effettuate nei termini, ma in date fissate ben oltre i venti giorni”.
Cosa chiedete in particolare di discutere con tanta urgenza?
“Chiediamo che gli uffici del Settore Urbanistica, predispongano un deliberato che preveda un vincolo di destinazione ad uso esclusivamente pubblico dell’ex Palazzo di Giustizia, e che il Consiglio comunale lo approvi”.
L’edificio non è già vincolato?
“C’è un vincolo che deriva dalla Carta dei Vincoli, cioè dal Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al Decreto legislativo n° 42 del 22 gennaio 2004, e da un Decreto ministeriale del 31 marzo del 1999. Ma si tratta di vincoli architettonici che non riguardano l’utilizzo della struttura. In mancanza di una espressa volontà politica – e dal nostro punto di vista, anche amministrativa – è evidente che nelle more ci sia la possibilità che si possa disporre dell’ex Tribunale per una qualsiasi esigenza, in astratto anche privatistica. Possiamo far valere il vincolo architettonico impedendo lavori di stravolgimento dell’estetica, delle facciate o delle finestre: ma non possiamo in alcun modo impedire che se ne faccia un albergo, civili abitazioni, un centro estetico o una qualsiasi altra cosa. Per questo rivendichiamo uno specifico ordine del giorno del Consiglio comunale”.
Chiedete quindi di vincolarne l’architettura ma anche l’uso.
“Sì. Chiediamo l’approvazione di uno specifico ordine del giorno e un atto di indirizzo che vincoli la destinazione pubblica per questa struttura”.
Cosa pensate di farne? Immaginate già un possibile utilizzo?
“Cosa fare di questa struttura, come e quando, è un altro ragionamento che ora non è il momento di affrontare. La nostra intenzione è che passi in Consiglio comunale il vincolo d’uso di quel bene. Ora non ha senso di discutere d’altro. Non è il tempo e, d’altronde, il Consiglio comunale non è neppure la sede giusta per discuterne, dal momento che quel bene non è di proprietà del Comune. Quel che può fare il Comune oggi – e che appunto rivendichiamo con questo ordine del giorno – è appunto vincolarne l’uso, imponendone una destinazione pubblica e quindi possibili speculazioni”.
Quel è il timore?
“Che accada appunto quanto già è avvenuto negli anni passati per altri immobili, come le ex Poste Centrali o la sede del Banco di Napoli, che – come altre strutture di pregio della città – sono stati trasformati in residente private”.

(Articolo pubblicato su Il Quotidiano del Sud del 29 gennaio 2021)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: