Gigi Casciello (Fi): “Un centrodestra unito per una Salerno più creativa”

Gigi Casciello (Fi): “Un centrodestra unito per una Salerno più creativa”

È il deputato campano d’opposizione più presente e più attivo in Parlamento, al punto che qualcuno l’ha indicato tra i possibili candidati a sindaco. Ma da questo orecchio l’onorevole Gigi Casciello, proprio non vuol sentire: “Non sono assolutamente interessato. Sono parlamentare, e voglio continuare a farlo fino alla fine della legislatura. È un impegno preso con gli elettori, ma anche con le persone che mi stanno più a cuore e mi stanno vicino”.
Intanto ci sono già due candidature d’area in campo.
Sulle candidature di Cammarota e Sarno, stiamo ragionando per tentare di trovare una sintesi. Pur non avendo ruoli provinciali ho detto come la penso, e il commissario provinciale di Forza Italia, Domenico De Siano, mi ha manifestato pubblicamente la piena condivisione”.
Come la pensa?
Il centrodestra deve andare unito, e si deve lavorare perché ci sia una sintesi tra i vari partiti”.
Le premesse non mi sembrano delle migliori…
Si deve partire da chi si è proposto, Cammarota e Sarno. Hanno una specchiata storia di centrodestra, pur nella loro autonomia ed esperienza. È giusto partire da queste due ipotesi. Sarebbe un errore per i partiti di centrodestra imporre le proprie bandierine. Se poi dal confronto dovesse uscire una personalità più forte – non mi permetto certo di dire più autorevole – valutiamo insieme”.
Immagina un confronto anche con i dissidenti di Oltre?
Apprezzo che ci siano consiglieri che, dopo aver sostenuto per anni l’amministrazione Napoli e De Luca alle regionali, oggi abbiano cambiato idea. Ma in tutta sincerità guardo con un po’ di perplessità a queste conversioni”.
Perché?
Non mi è piaciuto l’approccio: hanno detto in più occasioni che i partiti del centrodestra dovessero fare un passo indietro e non presentare i propri simboli. Io invece ritengo che, mai come ora, a Salerno il centrodestra non abbia nulla da farsi perdonare, né conversioni da fare all’ultimo momento. Condivido che il centrodestra debba allargarsi alle esperienze civiche, ma questi non sono espressione di un movimento civico: sono consiglieri comunali che ora vogliono fare un’altra cosa…Espressione di ripensamenti, spero non tattici”.
Con il mondo dei movimenti civici come l’immagina, invece, l’approccio?
Con una visione, con idee e proposte per rimettere in moto la città, partendo dalla tragedia Covid, da cui non si può prescindere. Questo è il peggior momento della nostra storia, dal dopoguerra ad oggi. Con l’aggravante che dopo la guerra c’era entusiasmo e voglia di ripartire: oggi c’è l’angoscia del non sapere”.
Come pensa che questo debba condizionare la visione di città?
Bisogna partire da un progetto che rimetta in moto l’economia, che a Salerno è fondata sul terziario che oggi è in ginocchio. Non sono bastano i ristori, e neppure gli aiuti della Regione: boccate di ossigeno che consentono di tirare avanti un mese. Bisogna invece pensare, con creatività, a cosa fare”.
Con creatività?
Esatto. Commercianti, scuole, tutti devono essere coinvolti in una vitalità e creatività che metta in campo iniziative e progetti in grado di rilanciare l’economia ben oltre le Luci d’artista. Poi bisogna pensare alle strutture: Centro congressi, Palazzetto dello sport”.
Come immagina lei una Salerno a guida centrodestra?
Come una città in cui chi perde le elezioni non è tagliato fuori da tutto. Una città in cui chi è all’opposizione possa vivere i propri spazi senza dover mendicare amicizie politiche per lavorare. Una città in cui sia possibile non essere d’accordo, senza arroccamenti come per Piazza Alario”.
Il suo candidato a sindaco ideale è un politico o un rappresentante della società civile?
Quando dalla società civile emerge qualcuno che vuole fare politica, diventa un politico. In questi anni borghesia, ordini professionali, si sono adattati a questo sistema. Non ho sentito proposte, distinguo, atti di insofferenza. La corsa è stata solo a trovare uno strapuntino per sé o per le proprie famiglie. Tutto umanamente comprensibile: ma che nessuno oggi ci venisse a dare lezioni…ci venissero piuttosto a dare proposte e idee”.
E se tra tutti i candidati d’area non si dovesse trovare l’accordo?
C’è sempre il ballottaggio, anche se non mi piacciono le primarie, non appartengono alla mia idea di politica. L’errore sarebbe presentare tante candidature deboli, tante buone idee separate che non portano da nessuna parte”.

(Articolo pubblicato su Il Quotidiano del Sud del 14 gennaio 2021)

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