Pino Cantillo: “Un progetto alternativo, democratico e partecipato a sinistra c’è”

Pino Cantillo: “Un progetto alternativo, democratico e partecipato a sinistra c’è”

Un’alternativa all’attuale governo della città. C’è una parte della sinistra salernitana che la sta ricercando e costruendo, confrontandosi anche con gruppi e movimenti civici, al fine di delineare un modello urbanistico nuovo, meno ancorato a progetti avveniristici, cementificazioni, consumo del suolo. Ce ne parla Pino Cantillo, uno dei riferimenti storici della sinistra salernitana.
Professore, il voto per le amministrative è slittato. Un bene o un male per chi, a sinistra, sta lavorando ad un progetto alternativo?
Direi sicuramente un bene, perché consente di approfondire gli aspetti più importanti, quelli programmatici, tesi a delineare un nuovo modello di città”.
Come questa sinistra alternativa si approssima alla sfida elettorale? Con quali idee, con quali obiettivi?
Abbiamo l’ambizione di costruire e proporre un’alleanza ampia e democratica, aperta a quei modelli di ispirazione civica, in cui possano confluire gruppi, associazioni, movimenti. Un’alleanza democratica e progressista che includa in sé sia formazioni politiche della sinistra che del centro moderato e liberal democratico”.
L’attuale maggioranza, soprattutto negli ultimi mesi, ha mostrato crepe sempre più vistose. Come le giudica?
Per noi è significativa la presa di posizione dei sei consiglieri che hanno preso le distanze dalla maggioranza, perché rappresentano l’indice di un bisogno di rinnovamento. Ma ritengo che la sinistra debba ripartire anche dall’attività svolta dalla lista Salerno di Tutti, e dal consigliere comunale espressione di questa lista, che ha svolto un notevole lavoro di studio, di sollecitazione e di critica. Dobbiamo partire da questo capitale, che non possiamo disperdere”.
I tavoli di confronto cui faceva riferimento, a che punto sono? Si riuscirà a trovare un momento di sintesi?
Di tavoli ce ne sono molti: da Salerno di tutti a Democrazia e partecipazione, dal gruppo Coraggio ad Ali della città. Movimenti che hanno messo in campo webinar e piattaforme per discutere sui problemi della città e sulle prospettive di cambiamento. È diffusa l’esigenza di costruire un’ampia alleanza in grado di prendere le distanze da un sistema che ha governato la città per circa trent’anni, ma anche da quegli schieramenti di destra che esprimono una certa politica”.
Un ampio fronte di sinistra alternativo a questa maggioranza. Ma con quali spazi? Guardando all’esito delle ultime regionali si direbbe esigui, marginali.
Diciamo che c’è una sinistra che lavora per creare un’alleanza ampia. È l’unico modo per affermare l’esigenza di una diversa prospettiva per la città”.
Vogliamo cominciare a declinarla, questa diversa prospettiva?
Dall’incontro tra queste diverse forze, tra questi gruppi di lavoro, movimenti e associazioni, stanno nascendo tutta una serie di iniziative di riflessione ma anche di progetto. Sarà quindi importante costruire insieme innanzitutto delle linee guida, un modello di città diverso, che si esprima innanzitutto in uno sviluppo della partecipazione democratica. Poi c’è la scelta ecologica, ambientalistica, che punta a quella che oggi viene definita transizione ecologica. Aggiungerei poi la revisione del bilancio e il problema dell’indebitamento, la gestione dei servizi, un’idea di città plurale che abbia nei quartieri tutti i servizi presenti, in una sorta di decentramento territoriale”.
L’idea delle circoscrizioni, insomma.
È un’esperienza che è già realtà in tante città come Modena, Reggio Emilia, Milano. Ma non solo: è anche l’idea di una città più verde, più culturale, che si fondi su uno sviluppo diverso dal consumo del suolo e dai grandi progetti che spesso finiscono per non andare avanti”.
Una sinistra che riparte dalle piccole cose. Una semplificazione eccessiva?
Direi una sinistra che finalmente risponde a bisogni apparentemente di piccola portata, ma che in realtà non lo sono, per delineare un modello di città diverso, fondato non su grandi costruzioni e grandi progetti, ma su un programma di ristrutturazione del territorio, di restauro del patrimonio urbanistico ed edilizio, di riqualificazione dei centri di tanti quartieri. Una città in cui ogni quartiere abbia tutti i servizi a portata di mano. Una città fondata sul concetto di prossimità”.
Mi pare che con questa idea di città in mente, i margini di confronto con la maggioranza uscente siano davvero ridotti al minimo…
È un progetto di cambiamento rispetto a quello che è stato il modello di città di questi anni. Abbiamo tantissime costruzioni realizzate, ma i residenti sono diminuiti. Il Puc non risponde alla realtà effettiva della città ed è sempre più avvertita l’esigenza di una partecipazione democratica più ampia, che si può realizzare anche attraverso un sistema di consulte tematiche: luoghi di partecipazione dei cittadini, ma anche di elaborazione delle risposte dell’amministrazione. Un progetto che muove dalla digitalizzazione dei servizi, dall’ecologia e dallo sviluppo tecnologico, dalla forestazione urbana, per riproporre anche il verde in città: temi che sono stati immobilizzati in questi anni e di cui oggi si avverte una grande necessità”.

(Articolo pubblicato su Il Quotidiano del Sud del 21 marzo 2021)

Crediti fotografici

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