Un voucher per la formazione delle donne

Un voucher per la formazione delle donne
Anna Pisacane, presidente del CIF, il Comitato per l’imprenditoria femminile della CCIAA di Salerno

Un voucher destinato alle donne in età lavorativa, per la partecipazione a percorsi formativi: la Regione Campania ha appena pubblicato sul Burc (n. 4 del 15 gennaio scorso) il bando che prevede due nuove “finestre” (una già si è chiusa nei mesi scorsi) per accedere ai finanziamenti, previa registrazione sulla piattaforma online, dal 12 febbraio (per poi presentare le domande sempre on line dal 21 febbraio al 20 marzo) e un secondo step dal 13 maggio (con presentazione delle domande tra il 26 maggio e il 26 giugno).
Il voucher è destinato alle donne in età lavorativa (con o senza strumenti di sostegno al reddito) residenti in Campania, d’età compresa tra i 18 e i 50 anni (non compiuti al momento della presentazione della domanda), con ISEE inferiore a 50mila euro. Prevede il rimborso integrale delle spese sostenute per percorsi formativi e master finalizzati al miglioramento della professionalità e allo sviluppo di capacità e competenze professionali. Valore massimo del voucher: 1.800 euro per i corsi erogati da Agenzie formative accreditate dalla Regione Campania; 3.000 euro per i master di I e II livello in Italia o all’estero.
«Sono due le grandi intuizioni di questa forma di sostegno alla qualificazione professionale delle donne – commenta Angela Pisacane, presidente del Cif, il Comitato per l’Imprenditoria Femminile della Camera di Commercio di Salerno – quella di aver portato l’età delle possibili beneficiarie a 50 anni: non avviene quasi mai. Una bella scommessa che consente di rimettersi in gioco a tante donne che sono state licenziate o vogliono riqualificarsi e specializzarsi. Poi, altro elemento di innovazione, il non aver previsto alcun paletto ai possibili corsi: ci si può formare e specializzare in tutti gli ambiti e in tutti i comparti. Sta alla donna interessata capire il mercato cosa cerca. Questo voucher rappresenta un’opportunità di crescita formativa e professionale che aiuta a realizzare un sogno, giacché non tutti hanno la possibilità di sostenere economicamente un corso di formazione o un master. Così la donna può realizzare un progetto che ha in cantiere, o crescere nella propria attività. La formazione è fondamentale: solo formandosi e qualificandosi si possono avere maggiori possibilità di realizzarsi. A partire proprio da quelle professionalità cosiddette stem, oggi prerogativa quasi esclusiva degli uomini».
Le risorse disponibili (fonte Por Campania 2014/2020) ammontano a 1 milione e 644 mila euro: 301.444,25 sono destinate alla provincia di Salerno. La platea potenzialmente interessata è, in provincia di Salerno, di 231.985 donne (in età tale da poter “cogliere” l’opportunità formativa: come detto 18-50 anni non compiuti). Un milione e 265 mila in tutta la Campania. Alla provincia di Napoli sono stati destinati quasi 888 mila euro. La ripartizione è avvenuta in base appunto alla percentuale di donne nell’aetà considerata in rapporto alla popolazione complessiva.
La disoccupazione femminile è uno dei grandi problemi del Mezzogiorno. Solo una donna su tre (dati Svimez) lavora al Sud, per di più con mansioni prevalentemente dequalificate. Le donne laureate che lavorano al Sud guadagnano meno: reddito medio mensile netto di 300 euro inferiore a quello di un uomo (1000 euro contro 1300). A livello nazionale il differenziale è di poco inferiore circa 250 euro.
Il tasso d’occupazione delle donne laureate è molto basso al Sud: appena il 63,7 per cento, contro una media dell’81,3 per cento in Europa e del 79,8 per cento del Centro-Nord. Al Sud il tasso di occupazione femminile rimane tra i più bassi in Europa con un divario, rispetto alla media europea, che era già elevatissimo nel 2001 (circa 25 punti percentuali) e si è ulteriormente ampliato arrivando nel 2017 a superare i 30 punti. «La questione femminile è un’altra faccia della questione meridionale – scrive Svimez in una recente ricerca – affrontare le questioni del Mezzogiorno al femminile consente di cogliere uno dei nodi centrali rimasti irrisolti nel nostro Paese».

(Articolo pubblicato su Il Quotidiano del Sud del 21 gennaio 2020)

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