La notte di San Lorenzo ha avuto, per me, un tempo, qualcosa di romantico e di poetico. Forse perché esistono notti che sembrano fatte per farci credere, anche solo per un istante, che il cielo possa ascoltarci.
Due sole volte, nella mia vita, ho visto una stella cadente.
Sempre a Sabaudia, dove all’epoca trascorrevo le mie estati.
La prima steso su un prato, sotto un cielo immenso, buio, improvvisamente attraversato da una scia veloce, come una ferita nel dipinto buio.
La seconda sulla spiaggia, con le onde che rumoreggiavano coi sogni in attesa, e con quella sensazione tipica della giovinezza che tutto possa ancora accadere.
Due stelle. Due desideri.
Ogni volta ne espressi uno.
Ci credetti davvero e sognai e sperai e pregai.
Ero così: romantico fino all’ingenuità, fiducioso oltre ogni prudenza, sognatore al punto da credere che una scia di luce potesse raccogliere un desiderio umano e portarlo qui in terra, dove il destino decide cosa concedere e cosa negare.
Non dirò quali fossero quei desideri.
Posso solo dire che ci credevo davvero e sognai in quella notte stellata. Davvero.
Oggi, più che le stelle, mi commuove ricordare quei momenti e l’uomo che le guardava. Quell’uomo pensava che desiderare intensamente qualcosa fosse già un modo per avvicinarla, che il futuro avesse un debito con i sogni, che la vita prima o poi avrebbe mantenuto almeno alcune delle sue promesse.
Sono passati molti anni.
E molta più vita di quanta allora potessi immaginare.
Quei desideri non si sono avverati. Nessuno dei due. Sono svaniti lentamente, come certe stelle che impiegano un istante a cadere ma una vita intera a spegnersi.
Eppure non c’è ironia nel ricordarli, solo tenerezza. Perché bisogna essere stati davvero ingenui per affidare qualcosa di importante a una luce nel cielo, e davvero fiduciosi per credere che il cielo potesse custodirlo.
Oggi la notte di San Lorenzo resta romantica, forse persino più di allora. Ma in modo diverso.
Se stanotte vedrò una stella cadente, non chiuderò gli occhi. Non le chiederò nulla. La seguirò fino a quando si perderà nel buio.
E penserò a quel prato, a quella spiaggia.
Alle estati a Sabaudia.
A due stelle lontane.
A due desideri rimasti indietro nel tempo.
E a quell’uomo che credeva ancora che il cielo potesse rispondere.
Oggi so che le stelle non raccolgono desideri. Cadono e basta.
Ed è forse questo il mio San Lorenzo di adesso: trovare ancora poesia in ciò a cui non chiedo più miracoli.
Guardare una stella senza domandarle nulla.
Lasciarle solo la libertà di essere bellissima sfrecciando nel cielo buio.
E concedermi, per un istante, la malinconia lieve di quando credevo che non fosse soltanto una stella.
