Dodici puntate dopo, posso dirlo: “I Ferri del Mestiere” è stata una piccola follia.
Una di quelle idee che, quando nascono, sembrano semplici. Poi inizi a lavorarci davvero e scopri quanto tempo, quanta preparazione, quanta attenzione e quanta ostinazione servano per trasformarle in qualcosa di concreto.
Quando ho pensato a questa serie, l’obiettivo iniziale era anche quello di accompagnare la pubblicazione della mia Guida pratica al giornalismo. Sarebbe però riduttivo, oggi, considerare “I Ferri del Mestiere” soltanto uno strumento per promuovere un libro.
Puntata dopo puntata, il progetto ha preso una strada diversa. È diventato un viaggio dentro il mestiere che pratico da tanti anni, un’occasione per fermarmi e provare a mettere ordine nell’esperienza, nei dubbi, negli errori, nelle intuizioni e nelle responsabilità che accompagnano ogni giorno il lavoro di un giornalista.
Non ho voluto costruire una serie di lezioni accademiche. Ho cercato piuttosto di raccontare il giornalismo attraverso i suoi strumenti, i suoi gesti quotidiani, le sue scelte e soprattutto attraverso quel modo particolare di guardare la realtà che, con il tempo, finisce per diventare quasi una seconda natura.
E forse non poteva esserci immagine migliore del setaccio per chiudere questa prima serie.
Non tutto ciò che è vero è una notizia
Viviamo in un tempo in cui le informazioni non mancano. Al contrario, ne siamo sommersi. Comunicati stampa, dichiarazioni, post, fotografie, segnalazioni, polemiche, messaggi, indiscrezioni. In una redazione, nell’arco di poche ore, possono arrivare decine di fatti potenzialmente raccontabili.
Il problema, oggi, non è soltanto trovare le notizie. È soprattutto scegliere.
Ed è proprio questo il tema dell’ultima puntata de “I Ferri del Mestiere”.
Il setaccio non inventa nulla, non modifica ciò che riceve. Trattiene ciò che ha valore e lascia cadere il resto. È una metafora molto semplice, ma racconta bene una delle responsabilità più importanti del giornalismo. Perché non tutto ciò che è vero merita necessariamente di diventare una notizia.
Un fatto può essere realmente accaduto e, allo stesso tempo, non avere alcuna utilità per la collettività. Può essere curioso, rumoroso, persino capace di generare discussioni, senza però aggiungere nulla alla comprensione della realtà.
Al contrario, una modifica agli orari del trasporto pubblico, una decisione che riguarda una scuola, una norma che incide sulle famiglie o la chiusura di un servizio sanitario possono sembrare meno appariscenti, ma avere conseguenze concrete sulla vita di migliaia di persone.
Il buon giornalismo, allora, non consiste nel raccontare tutto. Consiste nel capire cosa merita davvero il tempo del lettore.
Il giornalismo come servizio
È una convinzione maturata anche attraverso tanti anni di lavoro sul campo.
Per molto tempo mi sono occupato di quello che viene definito “giornalismo di servizio”. E alcuni dei ricordi più belli non sono legati agli articoli che hanno ottenuto maggiore visibilità, ma a quelli che qualcuno, anche molto tempo dopo, mi ha detto di aver trovato utili.
A volte il complimento più importante per un giornalista non è sentirsi dire che un articolo era scritto bene. È sentirsi dire semplicemente: “Mi è stato utile.” Le visualizzazioni passano, l’utilità resta.
Ed è forse proprio questo uno dei criteri più importanti attraverso cui dovrebbe passare il nostro “setaccio”.
Prima di pubblicare una notizia, dovremmo sempre chiederci: se questa storia non esistesse, il lettore perderebbe davvero qualcosa di importante? È una domanda semplice, ma obbliga a cambiare prospettiva. Non guardare più la notizia con gli occhi di chi l’ha scritta, ma con quelli di chi la leggerà.
Una scelta racconta sempre il giornalismo che vogliamo fare
C’è poi un altro aspetto che, con il tempo, diventa sempre più evidente. La qualità di un giornale, di un sito o di un telegiornale non si misura soltanto da ciò che pubblica. Si misura anche da ciò che decide consapevolmente di non pubblicare.
Ogni articolo occupa uno spazio, ma soprattutto occupa il tempo di qualcuno. E il tempo è probabilmente uno dei beni più preziosi che un lettore possa regalarci. Per questo la scelta non è mai un gesto neutro.
Ogni volta che decidiamo di privilegiare una storia rispetto a un’altra, ogni volta che scegliamo di inseguire una polemica oppure di approfondire un tema che riguarda davvero la vita delle persone, stiamo raccontando il tipo di giornalismo che vogliamo costruire. Pubblicare molto non significa necessariamente informare meglio.
E forse una delle forme più mature del mestiere consiste proprio nella capacità di dire: “Questa storia è vera, ma non è abbastanza importante da occupare il tempo dei miei lettori.” Non è una rinuncia. È una scelta.
Dodici puntate dopo
Con questa riflessione si chiude la prima serie de “I Ferri del Mestiere”.
Abbiamo iniziato chiedendoci dove nasce una notizia. Abbiamo parlato dello sguardo del giornalista, degli strumenti, delle fonti, delle responsabilità e delle decisioni quotidiane che trasformano un fatto in informazione. Ora i primi ferri del mestiere possono essere riposti nella nostra cassetta degli attrezzi. Ma conoscere gli attrezzi non basta.
Se ci sarà una seconda serie, potremo provare a entrare davvero nella “bottega” e vedere come nasce un articolo, dalla prima intuizione fino alla pubblicazione.
Saranno anche i numeri, le visualizzazioni e soprattutto l’interesse di chi ha seguito questo percorso a dire se ne varrà la pena. Per ora resta soprattutto la sensazione di aver portato a termine una piccola, bella avventura.
Un progetto nato anche per accompagnare un libro e diventato, strada facendo, qualcosa di più personale. Un modo per raccontare un mestiere che continua ad affascinarmi e che, nonostante tutto, continua a sembrarmi necessario. Grazie a chi ha seguito una puntata. Grazie a chi le ha seguite tutte. Grazie a chi ha commentato, condiviso, criticato o semplicemente dedicato qualche minuto del proprio tempo a questa mia piccola follia.
La cassetta degli attrezzi, per ora, si chiude. Ma forse soltanto per un po’.
Buon giornalismo a tutti.
Guarda l’ultima puntata de “I Ferri del Mestiere”
Puntata 12 – “Il setaccio”
