Giornali che vendono meno, edicole che chiudono, social e smartphone che hanno rivoluzionato il nostro rapporto con le notizie. Sembra il racconto di una professione al tramonto. Ma se stessimo confondendo la crisi di alcuni strumenti con la crisi del giornalismo?

Il giornalismo è davvero in crisi?

È probabilmente una delle domande che, negli ultimi anni, chi fa questo mestiere si è sentito rivolgere più spesso.

E, a prima vista, gli indizi sembrano lasciare pochi dubbi: le copie dei quotidiani diminuiscono, le edicole chiudono, le abitudini dei lettori sono profondamente cambiate e soprattutto le nuove generazioni vivono l’informazione attraverso strumenti completamente diversi rispetto a quelli di appena vent’anni fa.

Da qui a pronunciare la sentenza il passo è breve: il giornalismo sta morendo.

Ma siamo proprio sicuri?

È da questa domanda che prende le mosse la settima puntata de “I Ferri del Mestiere”, la serie dedicata alla professione giornalistica.

Perché c’è un dato apparentemente contraddittorio sul quale vale la pena fermarsi: forse compriamo meno giornali, ma non abbiamo mai incontrato così tante notizie come oggi. Siti, smartphone, podcast, video, notifiche, social, newsletter e canali WhatsApp ci accompagnano praticamente durante l’intera giornata.

Un tempo eravamo soprattutto noi a cercare le notizie.

Oggi, molto spesso, sono le notizie a cercare noi.

Ed è proprio questa apparente contraddizione a suggerire che forse dovremmo cambiare prospettiva.

L’albero che sembra morto

Nella puntata provo a raccontare questa trasformazione attraverso un’immagine.

Un grande albero in inverno.

Ha perso tutte le foglie. I suoi rami sono spogli e, osservandolo superficialmente, qualcuno potrebbe pensare che sia morto.

Ma sotto terra le radici continuano a lavorare, la linfa continua a scorrere. Proprio quando tutto sembra immobile, quell’albero sta già preparando la primavera.

E se il giornalismo assomigliasse proprio a quell’albero?

Forse stiamo osservando ciò che è caduto senza prestare sufficiente attenzione a ciò che sta nascendo.

Perché il giornalismo non è mai stato semplicemente il giornale di carta. E non è neppure un sito Internet, un’app o uno smartphone.

Sono strumenti. Contenitori.

Nel corso della storia sono cambiati molte volte e continueranno inevitabilmente a cambiare.

Ma allora dov’è la vera sfida?

È qui che la Puntata 7 prova a compiere un passo ulteriore.

Se l’informazione non è scomparsa ma, al contrario, è diventata sovrabbondante, qual è oggi la risorsa veramente scarsa?

E soprattutto: in un mondo nel quale siamo continuamente raggiunti da notizie, video, messaggi, notifiche e aggiornamenti, a cosa serve ancora un giornalista?

La risposta potrebbe trovarsi in una parola apparentemente semplicissima: attenzione.

Siamo immersi in una gigantesca piazza nella quale tutti parlano contemporaneamente. E in quella piazza non necessariamente vince chi urla più forte.

Può vincere chi ha ancora qualcosa che valga davvero la pena ascoltare.

Ed è probabilmente qui che si gioca una parte importante del futuro della nostra professione.

Non vi anticipo oltre.

Perché questa settima puntata nasce proprio per provare a ribaltare una convinzione che rischiamo di aver accettato troppo facilmente e per porre una domanda diversa da quella con cui siamo partiti.

Forse non dovremmo più chiederci soltanto: «Il giornalismo sopravviverà?»

Dovremmo cominciare a domandarci: «Come può continuare a essere utile?»

E la differenza tra queste due domande è molto più grande di quanto possa sembrare.

Guardate la Puntata 7 de “I Ferri del Mestiere”.

Poi, però, vorrei conoscere anche la vostra risposta.

Secondo voi il giornalismo è davvero in crisi, oppure sta semplicemente attraversando una nuova stagione della sua storia?

Il confronto, questa volta, fa parte della puntata.

Buon giornalismo a tutti.

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