Benvenuto a Salerno, Cristiano Rufini.

Alla faccia di chi si ferma a fatturati e conti in banca, io saluto il tuo arrivo con vero, sincero entusiasmo e ti auguro un “in bocca al lupo” di vero cuore. Sono sicurissimo – a differenza di tanti – che lavorerai bene per la nostra casacca e che saprai circondarti delle persone giuste.

Non mi interessa quanto hai in banca o quanto fatturano le tue aziende: sono numeri che non valgono niente, buoni forse solo da giocare al lotto (sulla ruota di Bari).

Non valgono niente: quel che vale davvero è chi sei, cosa hai fatto nella vita e come amministri: tu hai preso Olidata che era una società decotta, e ne hai fatto una realtà leader nelle nuove tecnologie e nell’innovazione. Hai creato intorno ad essa una rete di società satellite che funzionano tutte molto bene nel mondo dell’a tecnologia e dell’innovazione e dell’intelligenza artificiale. Con le persone giuste, al posto giusto.

Ecco, è questo quello che conta davvero, molto più del fatturato, molto più del conto in banca.

Salerno questa lezione dovrebbe averla assimilata bene per le storie trascorse, ma purtroppo non è così, e fa male, perché del passato bisognerebbe far tesoro. Un miliardario (che oltre ad essersi arricchito vendendo UniPegaso ed altre realtà acquistate e vendute, non si è ben capito cosa fa se non guidare UniMercatorum: una fotocopia di UniPegaso costruita con le Camere di Commercio) in appena tre anni, ci ha portato dalla A alla C, facendoci vivere le più cocenti delusioni della nostra storia. Anche in C ha annaspato, puntando a play off che non sono affatto una garanzia di promozione. Puntando insomma al minimo sindacale.

Eppure ha investito e speso, su questo c’è poco da dire. Manco poco. Al netto di incassi, sponsorizzazioni ed entrate varie, ci ha rimesso almeno una cinquantina di milioni. Cinquanta milioni per un fallimento umano, sportivo e imprenditoriale. Solo perché accanto a sé ha messo incompetenti, pagliacci, cabarettisti vari di cui si è fidato ciecamente.

Dall’altra parte abbiamo invece avuto, ad esempio, Peppino Soglia: non certo un ultramiliardario come Iervolino: eppure, con passione, oculatezza, tenacia, acume nella scelta dei collaboratori, riuscì a restituire a questa piazza una serie B che sognava da anni e che finanche la Fi.Sa., una finanziaria di imprenditori salernitani, non era riuscita a conquistare.

Insomma, soldi e conti in banca valgono poco. O comunque, di sicuro, non solo la principale da valutare. Tu non sei l’ultimo arrivato e non meriti le stupide critiche che già ti stanno muovendo. Non avrai i miliardi (manco mi interessa saperlo), ma per me ci sono già due cose che valgono, da sole,m a chiudere ogni discorso: 1) imprenditorialmente vali, lo dice la tua storia senza tema di smentite; 2) hai voluto acquistare la Salernitana, una squadra di C: qualcosa in mente ce l’avrai di sicuro.

E allora benvenuto, Cristiano Rufini. Ti auguro di appassionarti subito a questi colori, perché a Salerno – checché ne dicano tanti gufi – il calcio si può fare e anche ad alti livelli.

Spero che la politica ti accompagni – cosa che certamente non ha fatto con Iervolino, incidendo non poco sulla sua progettualità – e ti aiuti a costruire un progetto serio, solido, valido, ambizioso. Partendo dall’Arechi: il Comune si convinca una volta per tutte che l’Arechi è la Salernitana. Senza i granata, sarebbe un campo di patate, o un campo da gioco per scuole calcio con trentamila posti a sedere vuoti e decadenti.

Rileggiti il passato, caro Rufini, se puoi (c’è un ottimo libro di Umberto Adinolfi e un altro, che ancora non ho letto ma me ne hanno parlato molto bene, di Andrea De Simone), e traine ispirazione, profitto, entusiasmo. E poi…in bocca al lupo.

È l’inizio di un’altra storia. E io la saluto con fiducia e speranza. Forza Rufini! Forza Salernitana.

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