Furore, Ravello e Tramonti custodiscono terrazzamenti estremi e varietà che esistono quasi soltanto qui
La viticoltura della Costa d’Amalfi è una sfida alla geometria. Le vigne occupano terrazze sostenute da muri, gole strette e pendii affacciati sul mare. Macchine e grandi appezzamenti sono spesso impossibili; potatura, trattamenti e vendemmia dipendono dal lavoro manuale. Il vino nasce quindi insieme alla manutenzione di un paesaggio riconosciuto nel mondo.
La DOC comprende bianco, rosso, rosato, passito e spumante e può essere accompagnata dalle sottozone Furore, Ravello e Tramonti. Nei bianchi entrano Falanghina – localmente Biancazita – e Biancolella o Biancatenera, insieme a varietà come Fenile, Ginestra, Pepella e Ripolo. I rossi si fondano su Piedirosso, Sciascinoso e Aglianico; a Tramonti il Tintore rappresenta una risorsa identitaria.
I vini bianchi uniscono agrumi, erbe mediterranee, fiori e sapidità; i rossi possono mostrare ciliegia, macchia, pepe e una freschezza sorprendente. Le vecchie viti e i vitigni minori non devono però essere trasformati in slogan: occorrono selezione, sanità delle uve e vinificazioni capaci di preservarne le differenze.
La sostenibilità economica è il punto decisivo. Costi elevati, frammentazione e difficoltà di accesso rendono impossibile competere sul prezzo. La bottiglia deve raccontare e remunerare la viticoltura eroica. Enoturismo, ristorazione e ospitalità possono creare valore, a condizione che una parte significativa ritorni a chi conserva muri, terrazze e vigneti.
