Biancolella, Forastera e Piedirosso crescono su terrazze vulcaniche dove ogni grappolo costa fatica
A Ischia il vigneto è una costruzione umana. Terrazze, muretti a secco, sentieri e cantine scavate nel tufo permettono alla vite di occupare pendii che altrimenti tornerebbero rapidamente alla macchia. In alcuni casi la coltivazione raggiunge quote elevate; il mare modera il clima ma espone le piante a vento e salsedine.
La DOC comprende Bianco, Bianco Superiore, Rosso, Biancolella, Forastera e Piedirosso o Per’ e Palummo, anche passito. Le operazioni di vinificazione, affinamento e spumantizzazione devono svolgersi sull’isola. I terreni idonei derivano da rocce vulcaniche, sono sciolti, ricchi di scheletro e generalmente ben esposti.
La Biancolella offre finezza, fiori, agrumi, erbe e una sapidità marina; la Forastera aggiunge freschezza e slancio; il Piedirosso produce rossi fragranti e poco aggressivi. La qualità dipende da raccolte manuali e logistica complessa: trasportare l’uva da terrazze impervie è parte integrante del costo e dell’identità del vino.
Il turismo può sostenere questa viticoltura oppure espellerla, aumentando il valore immobiliare e sottraendo lavoro agricolo. Bere Ischia DOC significa contribuire alla manutenzione del paesaggio. Il prezzo della bottiglia deve quindi remunerare non soltanto l’uva, ma il presidio di un’isola fragile e densamente abitata.
