Non poteva esserci scelta più felice, giusta e azzeccata. L’assegnazione a Gabriele Bojano del Premio Nazionale Angiolillo per la cultura suscita autentica soddisfazione, perché riconosce non soltanto il valore di un giornalista dalla lunga e prestigiosa esperienza, ma soprattutto un modo libero, intelligente, profondamente onesto ma anche “brigantesco” di interpretare il mestiere.
Nelle sue rubriche sul Corriere del Mezzogiornoe nei suoi interventi sui social, Bojano osserva la realtà con uno sguardo capace di coglierne contraddizioni, debolezze e talvolta autentiche assurdità. Lo fa con un’ironia mai banale, che non si limita a strappare un sorriso, ma induce a riflettere e, soprattutto, non concede sconti a nessuno.
Resta memorabile la trovata dei babbà consegnati all’allora sindaco Vincenzo De Luca: un gesto arguto e dissacrante, capace di esprimere una critica politica senza bisogno di comizi, invettive o proclami. La vera satira non urla, ed in questo il brigante Bojano è un maestro: colpisce con eleganza (non quella irresistibile della sua rubrica “Look e allucc”), lasciando al destinatario il compito – talvolta ingrato – di comprenderne fino in fondo il significato.
Ed è proprio qui che il parallelo con Angiolillo appare naturale. Bojano è, a modo suo, un autentico brigante dell’informazione: non assalta diligenze, ma conformismi; non si nasconde nei boschi, ma si apposta tra una notizia e una contraddizione; non sottrae denaro ai potenti, bensì qualche certezza e, quando occorre, un po’ della loro seriosità. Al posto della scoppetta impugna penna ed ironia: molto meno rumorose, certamente, ma più eleganti e, in mani esperte come le sue, persino più efficaie.
A guidarlo sono da sempre il rigore morale, la grande onestà intellettuale e l’indipendenza di chi non ha mai piegato la propria penna alle convenienze del momento. Il Premio Angiolillo celebra dunque un giornalista che ha saputo conservare libertà di giudizio, spirito critico e leggerezza anche negli anni in cui queste qualità sono diventate sempre più rare.
Un riconoscimento meritato, coerente e quasi inevitabile. Dovendo premiare un brigante della cultura e dell’informazione, difficilmente si sarebbe potuto trovare qualcuno più arguto, più libero e meglio armato di Gabriele Bojano.
Solo per completezza di informazione: Angiolillo era il soprannome di Angelo Duca, brigante originario di San Gregorio Magno, nato nel 1734 e giustiziato a Salerno nel 1784. Non apparteneva, dunque, al brigantaggio successivo all’Unità d’Italia, ma operò nel Settecento, nel territorio dell’allora Regno di Napoli.
Secondo la ricostruzione storica, era inizialmente un contadino e piccolo proprietario. Si sarebbe dato alla macchia intorno al 1780 in seguito a uno scontro legato al pascolo del suo gregge nelle terre di Francesco Caracciolo, duca di Martina. Dopo essersi unito a una banda, ne formò una propria, agendo tra il Salernitano, l’Irpinia, la Capitanata e soprattutto la Basilicata settentrionale.
La sua fama deriva però soprattutto dall’immagine di “brigante gentiluomo” o di Robin Hood meridionale. La tradizione racconta che colpisse prevalentemente ricchi proprietari, feudatari e usurai, proteggendo o aiutando la popolazione povera. Proprio per questo fu considerato non soltanto un fuorilegge, ma una figura di ribellione sociale contro le ingiustizie e gli abusi del potere. La sua vicenda fu studiata anche da Benedetto Croce, che nel 1892 gli dedicò il saggio Angiolillo (Angelo Duca), capo di banditi.
Catturato dopo un tradimento, fu sottoposto a un processo sommario e impiccato, insieme al compagno Peppe Russo, il 26 aprile 1784 a Porta Nova, a Salerno. Attorno alle sue azioni si sono successivamente accumulate molte leggende, ma resta storicamente riconoscibile il nucleo della sua figura: un bandito divenuto, nell’immaginario popolare, simbolo di generosità, riscatto e opposizione alle prepotenze.
È per questo che il premio a Bojano è proprio azzeccatissimo: Angiolillo assaliva i privilegi con la scoppetta; Bojano assalta ipocrisie e conformismi con la penna, l’ironia e qualche babbà ben indirizzato.
Crediti fotografici: foto brigantescamente rubata dalla pagina Facebook di Gabriele Bojano
